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Swamiji aveva un’insolita caratteristica: portava sempre nella cartella dei ritratti di santi e raccontava aneddoti su di loro. Era un ragazzo molto religioso e organizzò una piccola associazione letteraria in tamil, che metteva in scena delle recite, dirette dallo stesso Swamiji. Trovava il tempo per fare delle puja e dei kataprasangam (raccontare storie religiose); questi suoi discorsi erano molto interessanti e piacevano a tutti. Gli dicevo sempre che sarebbe dovuto diventare un prete a causa del suo interesse per la sua spiritualità. Dopo che me ne andai dal Christ Church College, sentii parlare molto di lui dalla professoressa Navanithaguru, che era una mia collega: mi raccontava della cenere sacra che scendeva dai dipinti religiosi di Swamiji, mi diceva che materializzava la vibhuti, il sandalo e i canditi. Nel 1978 mi trasferii in un’altra casa, proprio di fronte alla Gandhi House dove viveva Swamiji. Un giorno entrai senza preavviso, solo perché ero curiosa di vederlo. Era in corso una puja e si udivano bhajan. Rimasi ad osservarlo dalla porta, perché la sala era così affollata che esitavo ad entrare. Mi chiamò, ma ero intimorita, sicché venne alla porta e mi chiese: “ Madre, che cosa vuoi?” Gli dissi che ero venuta solo per vedere come andava. Chiacchierammo un po’, poi prese dei petali di fiori da un vassoio, io gli tesi le mani ed egli ve li depose dentro. Dopo pochi secondi, fra i petali che avevo in mano, comparve un grosso candito… per me fu un vero shock. Seppi allora che egli aveva in sé il potere divino. Ebbi poi la gioia di vederlo molto spesso perché, come ho detto, vivevo proprio di fronte al suo primo ashram, a Matale. In seguito mi trasferii altrove e non riuscii più a vederlo così spesso. Dopo i fatti del 1983 persi il contatto con lui, fino al momento presente. I suoi devoti sono riusciti a ritrovarmi per sapere della mia esperienza. Durante il breve periodo in cui mi recavo spesso all’ashram, notai le sue rare virtù, le sue abilità divine e i suoi poteri taumaturgici. Anche i miei bambini lo amavano moltissimo, benedisse mia figlia, che in quel modo si riprese velocemente da una malattia e mi ha aiutato in così tanti modi che non potrò mai dimenticarlo. Spero di poter avere per sempre le sue benedizioni. |
